Home Attualità 8 giugno, Roma: Pride Nazionale. «Autoboyography» e l’accettazione di sé

8 giugno, Roma: Pride Nazionale. «Autoboyography» e l’accettazione di sé

«Stupisce la varietà della partecipazione, il vedere una accanto all’altra realtà che normalmente non fanno politica insieme e spesso, quando la fanno, si combattono aspramente». Così il giornalista Gianni Rossi Barilli commentò  il primo Gay Pride nazionale ufficiale, tenutosi a Roma nel 1994: una manifestazione, una marcia, organizzata da Imma Battaglia e Vladimir Luxuria, a cui presero parte anche l’europarlamentare tedesca Claudia Roth e l’allora sindaco della capitale, Francesco Rutelli. Un successo inaspettato, si registrarono oltre diecimila persone presenti all’evento. Quest’anno, 25 anni dopo, il Pride nazionale torna in data odierna – per la quarta volta – a Roma. Evitando prese di posizione politiche e/o religiose, colgo l’occasione per consigliarvi un romanzo che affronta il tema dell’omosessualità, e della sessualità in generale, con uno sguardo giovane, spontaneo e sincero, prendendo in considerazione il punto di vista di un soggetto adolescente. «Autoboyography», celebre romanzo di Christina Lauren, è una storia di timori e speranze, un percorso di scoperta e accettazione di sé adatto a tutti i lettori, a partire dai 13 anni. Il libro, al momento, è disponibile solo in lingua inglese.

La trama

L’ultimo semestre delle scuole superiori sta per iniziare e Tanner deve finire di compilare il personale piano di studi. Autumn, la sua migliore amica, lo sfida a iscriversi a «The Seminar», il corso di scrittura per eccellenza: tutti gli studenti dovranno scrivere un libro in quattro mesi, sotto la guida esperta del professor Fujita. «Quattro mesi? Ma che volete che sia… it’s a lifetime!», o almeno questo pensa Tanner quando accetta la sfida. Ancora non sa che tale decisione sconvolgerà la propria esistenza: a lezione il protagonista incontra Sebastian, miglior studente dell’anno precedente, ora assistente del professore, «and his smile ruins him». Tanner si innamora perdutamente di Sebastian, è il primo grande amore di un adolescente, quello delle farfalle nello stomaco e dei brividi lungo la schiena, quello che fa paura e fa sognare. Eppure Tanner sa perfettamente che l’oggetto del desiderio avvertito si trova oltre un confine invalicabile. Il protagonista, infatti, due anni prima dell’inizio delle vicende, si è trasferito dalla California – luogo ove apertamente aveva dichiarato la propria bisessualità – alla cittadina di Provo, Utah, dove la maggior parte degli abitanti appartiene alla Chiesa Mormone. E Sebastian è figlio del bishop del paese. Il romanzo si sofferma su temi veramente delicati, quali adolescenza, identità sessuale, famiglia e religione, che nel corso della narrazione si intrecciano irrimediabilmente. L’adolescenza è un’età difficile per definizione, è il periodo della scoperta di sé, della costruzione definitiva della propria identità, è tempo di scelte e di legami. Tanner a Provo, paese bigotto ed estremamente conservatore, deve rimanere chiuso in un guscio, non può spiccare il volo, non può nemmeno alzare lo sguardo. Non può essere se stesso. Fortunatamente, la famiglia lo supporta: i suoi genitori sono al corrente degli orientamenti sessuali del figlio da quando aveva 13 anni, senza criticarne o condannarle il comportamento, accettandone, al contrario, la “diversità”. Lo amano, incondizionatamente. Per «The Seminar» il protagonista inizia a scrivere un libro: la storia di un ragazzo «queer» che arriva in un paese odioso. L’autore inizia a buttare giù i pensieri. Il flusso di coscienza non sembra volersi arrestare. Lui e Sebastian sono risucchiati in queste pagine, realtà e desideri si mischiano sulla carta e Tanner continua a vivere, a scrivere. Il progetto editoriale e narrativo, e la scrittura di quest’ultimo, ricopre un ruolo quasi terapeutico per il ragazzo, permettendogli di sfogarsi, di raccontarsi, di esprimere i timori esistenziali e le emozioni provate; scrivere diventa di vitale importanza per Tanner. «Autoboyography» si approccia con decisione anche alla Chiesa Mormone, esplorandone pregi e difetti; l’opera, ovviamente, critica la posizione della Chiesa circa le relazioni omosessuali, non perché religiosa, ma perché – secondo il parere di Tanner – essa è «ingiusta, illogica»: «Come può – domanda Tanner – Dio essere amore, però amarti solo ad alcune condizioni?».Per Sebastian non è così semplice rispondere. Con lui possiamo seguire i tormenti di un ragazzo che crede davvero, che è profondamente religioso, che ama devotamente Dio, tanto da essere caratterizzato da una fede immensa e che, tuttavia, non riesce a non essere ciò che realmente è. Nel testo, possono essere, infatti, rintracciati i suoi lancinanti sforzi, il suo dolore straziante. Nonostante i temi piuttosto complessi, lo stile è particolarmente leggero, simile a quello del più noto autore «young-adult» John Green: scorrevole, simpatico, adolescenziale. Tanner regala al lettorato la possibilità di commuoversi e, al contempo, di ridere, in determinati passi. Questo romanzo, insomma, sa trovare il giusto equilibrio tra forma e contenuti. Un consiglio, per chi vorrà leggerlo: approcciatevi ad «Autoboyography» con un atteggiamento propositivo, provate a comprendere tutti i punti di vista raccontati, per quanto possano magari essere lontani dal vostro.

Alex Astrid

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