Magari si parlasse solamente di alfabeto! In tal caso non ci sarebbero dubbi: come lettera – e vocale – è la prima ma può assumere diversi significati; inizio di un qualche cosa, primato, vicinanza; si scelga pure. La musicista di gran classe di cui si parlerà se lo ritrova nell’iniziale del cognome, ma anche al top, a motivo del suo innato talento. Il nome? Akiyoshi Toshiko. La settimana scorsa ci si trovava negli States, di mare e di terra; se si dovesse cercare lei, oggi, per farle invidiabili auguri ci si fermi a New York: ma per andare alla scoperta di dove è nata dobbiamo attraversare d’un balzo il Pacifico, da oriente verso occidente, fare tappa nel paese del Sol Levante e poi, indietro nel tempo, in uno dei suoi possedimenti d’inizio secolo scorso: la Manciuria, precisamente Dairen, popolosa città portuale e, successivamente, porto franco cino-sovietico. Terra di mare quindi e punto nevralgico.  Ma qui non si sta parlando di storia e geografia – non si sta uscendo dal seminato – però i primi anni di vita di un’artista che scrive e fa musica, hanno spesso determinante influenza sul suo futuro. Quindi il tutto è questione di carattere culturale: forse può servire. La piccola Toshiko inizia lo studio del pianoforte già a sette anni quando frequenta la scuola elementare: anni di conflitti. Dieci anni dopo, nel 1946, lei farà ritorno in Giappone con la famiglia.  Le conseguenze della seconda guerra mondiale, e di tutti i conflitti bellici in genere, si riflettono in diverso modo sulla vita delle persone. Se ci si volesse limitare a una riflessione si può generalmente considerare che la cosa più importante, forse, è darsi coraggio per affrontare una nuova realtà che consenta di risorgere dalle rovine, che rimangono a lungo sotto gli occhi, cementate nella memoria. La musica dà possibilità di aiutare a superare tragici momenti e frustranti difficoltà. Nel 1948 Toshiko si trasferisce a Tokyo, ancora occupata dagli Americani; è una città sterminata, caotica, nella quale la gente si dedica con immani fatiche alla ricostruzione, ma alla sera c’è poi voglia di un po’ di svago, in special modo fra i giovani, di ballo, per ritemprare lo spirito. La nuova musica americana si suona in numerosi locali – i Jazz Cafè –  e i gruppi musicali che li animano sono consistenti. Sono echi del jazz statunitense arrivato in Giappone, non sono ben compresi, spesso odiati; ma sono la novità del momento, un modo per voltare pagina. Toshiko ascolta dischi, cerca di copiare, cambia il modo di suonare che ha finora sviluppato in modo autonomo. La giovane pianista suona in un gruppo – il Cosy Quartet – in cui c’è un giovanissimo Sadao Watanabe al sax tenore; non c’erano soldi, ma non aveva importanza. C’era tanta voglia di suonare, volontà di ricerca, e gioia di scoprire la propria strada. Nel 1953 poi arrivano, in tournée in Giappone, numerosi musicisti del Jazz at the Philarmonic di Norman Granz. Tra di essi anche il pianista canadese Oscar Peterson, che una sera – al Tennessee Coffee Shop – sente suonare Toshiko e si rende conto delle sue capacità; convince pertanto Granz a produrre un disco della giovane pianista. La Akiyoshi, nel 1956, è già considerata la miglior pianista jazz del Giappone, il disco Toshiko’s Piano – pubblicato negli Stati Uniti – le vale l’invito a trasferirsi a Boston, al Berklee College of Music, con una borsa di studio completa.  Gli studi di perfezionamento sotto la guida di Margaret Chaloff generano un circuito virtuoso sia per la musicista che per il College, quasi un volano pubblicitario che per ambo le parti produce benefici. Toshiko si laurea e, notata da George Wein, la fa suonare nel suo nightclub, lo Storyville di Boston. Poi, in considerazione della stima che ha di lei, al Newport Jazz Festival, che egli ha da poco fondato. La giapponesina ormai è inserita nell’ambiente jazzistico americano della East Coast.  Sono anni in cui il jazz ha un impatto internazionale nella diffusione; ed è una cosa che avviene tuttora.

La sua teoria e le strutture musicali sono diverse da quelle delle musiche folkloristiche e tradizionali che si incontrano in diverse aree del mondo e il jazz non intende cambiarle: semmai studiarle per trarne nuova linfa, esprimerle in modo diverso, destrutturando e ricomponendo. Vedere percorsi antichi con occhi nuovi. Gli scambi culturali, gli spostamenti di jazzisti fra i continenti sono ancora decisi dai governi, e faticano ad avere la meglio sui passati dissapori, benché abbia avuto termine un conflitto bellico terribile. Non sono ancora spiegabili certe atrocità scoperte; né l’impiego dell’arma nucleare ha ancora una spiegazione plausibile che ne faccia intendere i rischi e la pericolosità dell’utilizzo. Sono ormai trascorsi ben settantacinque anni, i passi compiuti verso soluzioni sicure di salvaguardia sono tuttora osteggiate dai paesi che sono detentori di ordigni nucleari e l’annuale appello dell’ONU sul disarmo nucleare cade nel vuoto. La cultura, le arti, la musica cercano di far sentire la voce per indirizzare il mondo verso l’armonia, a favore di situazioni pacificatrici. Purtroppo le politiche del potere e del dominio si trovano tutt’ora nelle mani di persone che guardano al futuro con occhi bendati; loro suonano altra musica. Nel 1959 Toshiko sposa il tenor-sassofonista Charlie Mariano: con lui torna in Giappone nel 1961 per sviluppare alcuni importanti progetti: breve interruzione nel 1962, con ritorno negli States per suonare con il gruppo di Charles Mingus. Nei due anni successivi, con Mariano, fa un breve tour europeo e poi suona con il trombonista J.J.Johnson. Sente però di volersi dedicare alla composizione e orchestrazione di musica sua, per lasciare una traccia della sua inventiva. Nel 1965 divorzia da Charlie Mariano e trascorre un periodo di insegnamento a Salt Lake City (Utah) e a Reno (Nevada), però il richiamo del palco è troppo forte; nel 1967, al Municipio di New York, Toshiko fa un concerto di pianoforte solista.  Scrive cinque nuove composizioni, poi debutta, alla Town Hall, con la propria grande orchestra, e sposa il sassofonista Lew Tabackin; insieme, nel 1970, fondano un quartetto.   Lew ha un importante lavoro per la TV – The Tonight Show – che si registra a New York, ma la sede viene spostata a Los Angeles, quindi diventa impellente trasferirsi sulla West Coast, dove l’ambiente jazzistico è meno sviluppato che a New York. Si trovano però numerosi eccellenti musicisti, il cinema assicura continuo lavoro di studio, e – di conseguenza – un buon ritorno economico. A Los Angeles, decidono di dare vita a una nuova formazione: Toshiko Akiyoshi ­­- Lew Tabackin Big Band, che conta sedici elementi, fondata per suonare le composizioni di lei. Registrano un disco Kogun, che incontra grande favore internazionale e in Giappone ha un impatto sconvolgente. La Big Band ha un destino piuttosto longevo ed è attiva, seppur con numerosi cambiamenti, continuando a suonare la grande musica, ben arrangiata, di Toshiko; influenzata inizialmente da Bud Powell, in seguito ha fatto proprio il tesoro armonico di Bill Evans, facendolo confluire nelle sue composizioni. I riconoscimenti: dall’ International Jazz Hall of Fame – nel 1999 – al più prestigioso National Endowment for th Arts Jazz Master – nel 2006 – mentre il regista Renée Cho – 1984 – le ha dedicato un film documentario dal titolo Jazz Is My Native Language  (n.d.a. Il jazz è la mia madrelingua).  Dalla prima registrazione per la Norgran, nel 1954, a oggi sono almeno una quindicina le etichette (Columbia, Concord, Verve, ecc.) che hanno editato le sue incisioni, in un arco di tempo di oltre sessant’anni.        

Fra qualche giorno Akiyoshi Toshiko compie novant’anni: è gioiosamente attiva, si diverte e ci allieta, com’è nella caratteristica fondamentale dei più grandi musicisti. Questo è senza dubbio il più bel traguardo di una vita spesa per la musica, ben oltre i meritati premi ricevuti.

Akiyoshi Toshiko – Dairen (Manciuria) – 12 dicembre 1929.

Gianfranco Nissola

Fonte: Wikipedia
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