Non solo pianoforte, anche se lo si considera lo strumento principe : quello che “contiene” tutti i suoni; basta saperli cercare. Ma non è così anche per altri strumenti musicali? L’interrogativo non vuol essere assolutamente polemico; semmai chiarificatore. Restando in ambito femminile gli “ottantotto tasti” incontrano un incontrastato favore, che richiede dedizione e sacrificio. Si va quindi a cercare quante leggiadre dita, anche martellanti, lo adottano come strumento adatto a esprimere la propria sensibilità musicale. Fra musica classica, jazz e quant’altro è possibile trovarne molto, in giro per il mondo. La settimana scorsa si era a Vancouver, in Canada; con un balzo si varchi l’oceano Pacifico e ci si ritrova a Shizuoka, in Giappone, dove quarant’anni fa nacque una delle più talentuose pianiste di jazz attualmente presenti sulla scena mondiale, fulcro sono gli Stati Uniti e il paese del Sol Levante la punta avanzata.

“Io amo Bach, Oscar Peterson e Franz Liszt; ma amo anche Ahmad Jamal – suo mentore – e Sly & the Family Stone, Dream Theater e King Crimson. Sportivi come Carl Lewis e Michael Jordan mi trasmettono energia, che influenza la mia musica. Fondamentalmente, mi sento ispirata da chi abbia grande, grande energia”. Questa spassionata dichiarazione si consideri testimonianza della composita personalità di Hiromi Uehara, sulla scena jazzistica da oltre quindici anni. Hiromi inizia lo studio del pianoforte già all’età di sei anni, a sette entra alla famosa Yamaha School of Music, a quattordici, in Cecoslovacchia, suona con l’Orchestra Filarmonica Ceca, a diciassette ha l’occasione di suonare con Chick Corea, che già è a conoscenza della sua fama.  

“Mamma oggi ho avuto occasione di incontrare in teatro Chick Corea; mi ha sentito suonare e mi ha chiesto se stasera salgo sul palco a duettare con lui. Non ho saputo dirgli di no. Prendo una camera in hotel e dormo a Tokyo”; potrebbe essere andata così, se si considera il loro incontro. Nel 1999 arriva negli States per studiare al Berklee College of Music di Boston, dove conosce Ahmad Jamal, e si diploma nel 2003 con il massimo punteggio. Dopo il debutto statunitense, avvenuto l’anno stesso, i suoi tours in tutto il mondo sono continui e frequenti. È contesa dai Festival più prestigiosi. A Umbria Jazz ha aperto l’esibizione dei “Big Four”: Hancock, Shorter, Holland e Blade. Solitamente Hiromi suona in trio, con basso e batteria, e indifferentemente utilizza sia il pianoforte che la tastiera elettronica, con cui sa creare un personale multigenere di jazz fusion, freejazz e jazz tradizionale, sapientemente miscelandoli con elettronica e suoni orientali. La sua produzione discografica è cospicua; nel 2007 pubblica Spiral in cui spicca la canzone Love and Laughter, dedicata ad Ahmad Jamal, già citato suo mentore. E Chick Corea? Con lui nel 2008 registra dal vivo alla Tokyo’s Budokan Arena il doppio CD Duet, in concerto, che fa tornare alla memoria il loro primo incontro che ebbero a Tokyo dodici anni addietro. Con Anthony Jackson al basso e Simon Phillips alla batteria, come Hiromi The Trio Project, ha già pubblicato – dopo Voice, Move e Alive – il loro quarto lavoro che è intitolato Spark. Nella vita Hiromi Uehara è sposata dal 2007 con il designer giapponese Yasuhiro Mihara.

Non desti meraviglia se una donna preferisce suonare uno strumento a fiato, o anche di altro tipo; ci sono trombettiste, tromboniste, sassofoniste – dal contralto al baritono – e poi anche contrabbassiste e percussioniste. Quando poi si nasce in una famiglia con fratelli musicisti, si può scegliere; non che ci si debba adattare. È il caso di Anat Cohen – giovane clarinettista di Tel Aviv: e ben si sa che il clarinetto è strumento principe per gli ebrei.

I fratelli maggiori – Yuval, nato nel 1973 e Avishai, nato nel 1978 –  suonano rispettivamente pianoforte, sassofono contralto e soprano, il primo; mentre il secondo è trombettista ed ha un omonimo – Avishai Cohen – che suona il contrabbasso; nato quest’ultimo in un kibbutz, a Kabri nel 1970, e quindi non appartenente alla stessa famiglia. Per una signora, volentieri si lascia in incognito la data di nascita – specie se controversa come variamente indicato da fonti diverse – ma potrebbe essere il 1979, coetanea della pianista nipponica di cui ci si è occupati più sopra.

Nel 1996, al Berklee College of Music di Boston, Anat inizia gli studi di clarinetto, a cui affianca sassofono soprano e tenore. Molto attiva, già dal 1999 dopo aver conseguito il titolo di studio, lavora in gruppi – quartetto o quintetto – con componenti diversi dai due fratelli sopraccitati. Con gli stessi fratelli registra invece, nel 2005, il suo album di debutto: Place and Time. Poi, dal 2008, si aggiudicherà più volte consecutivamente il premio di miglior clarinettista dell’anno. Traguardo che è molto ambito e suscita il ricordo dello stesso risultato raggiunto dal nostro Antonio Sciacca, meglio noto come Tony Scott. Con lui ebbi la fortuna di avere, a Valenza, un lungo e piacevolissimo colloquio negli anni ’80. Non ho avuto occasione di poter ascoltare, dal vivo, il clarinetto di Anat, che ha già suonato più volte nella nostra zona; ha già all’attivo una decina di album come leader, alcuni registrati come 3 Cohens, ed è affermata in numerosi Festival (Montreal, Newport, North Sea, Tudor, ecc.). Inoltre la presenza di Anat a Newport Jazz Festival – sicuramente il più importante a livello mondiale – non è di certo episodica, e vi farà ritorno in numerose edizioni, godendo della stima di George Wein – il fondatore e patron – e non solamente per una questione di etnia comune.

Come si può ben vedere l’apporto femminile al mondo del jazz è stimolante, non solo per le grandi figure artistiche del passato. Anche il presente è ricco di fortissime personalità: si farà in modo di farne conoscere, piacevolmente si spera, molte altre.

Hiromi Uehara Shizuoka (Giappone), 29 marzo 1979;
Anat Cohen – Tel Aviv (Israele), 1979 (?);

Gianfranco Nissola

Foto tratta dal profilo Facebook ufficiale di Hiromi Uehara
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