Home Letteratura Come dimostrare in qualche pagina l’attualità di Hemingway

Come dimostrare in qualche pagina l’attualità di Hemingway

Ernest Hemingway è certamente uno scrittore di fama mondiale e di straordinario successo. Soldato nella Prima Guerra Mondiale, giornalista, scrittore, Hemingway riassume su di sé la figura dell’intellettuale engagé del secolo scorso, un uomo capace di raccontare il primo conflitto mondiale, la guerra civile spagnola e il doloroso ritiro cubano con il nitore dello spettatore attivo delle tragedie del secolo scorso. Così come tragica è stata la sua fine: la malattia mentale, il ricovero in plurime strutture psichiatriche, l’elettroshock e, per concludere, il doloroso amore per le armi da fuoco che lo ha condotto a rivolgerle contro se stesso. Tra tutti i romanzi che si possono annoverare nella produzione dello scrittore americano, romanzi di interesse anche storico quali «Addio alle armi» e «Per chi suona la campana», il più significativo per il suo nichilismo è «Il vecchio e il mare», che ha condotto Hemingway a vincere, a distanza di un anno, il Premio Pulitzer e il Premio Nobel per la letteratura. Si parlava di nichilismo e di questo si tratta, un nichilismo che coinvolge e connota il romanzo su più livelli: la trama, l’ambientazione e il linguaggio. Cominciando dalla trama, il romanzo coinvolge solo due personaggi umani e due animali, cioè Santiago, il “vecchio” pescatore che ormai vive in povertà, Manolo, il giovane che aiuta Santiago a sopravvivere e che ne ha appreso gli insegnamenti, il marlin che diventa il modo per redimere i continui fallimenti lavorativi di Santiago e gli squali che, poco alla volta, ma inesorabilmente, divorano il marlin pescato prima che la barca attracchi al porto. La storia è quindi la narrazione di una lunga pesca che oppone Santiago e il marlin, con la vittoria finale degli squali, perché il magnifico pesce pescato dal vecchio giunge in porto ormai lisca. Nichilismo quindi, quello dell’uomo che coraggiosamente affronta la natura, uscendone continuamente sconfitto e mettendo a repentaglio la sua vita contro una forza indiscriminatamente più forte di lui. Si tratta del grande tema dell’eroismo titanico dell’uomo che si oppone a Dio, quello dello stoicismo, del Satana di Milton, dell’eroe romantico del XIX secolo, ma, con buona pace della letteratura passata, senza quelle manifestazioni esteriori del proprio valore. Qualcuno potrebbe vedere in questi passaggi anche l’ombra di una sconfitta, ma, se anche fosse, non ha i toni stralunati e mugghianti del ditirambo dionisiaco, ma il silenzio di un vecchio che mette a repentaglio la propria vita in mare aperto, combattendo per redimersi e rimanendo desolatamente sconfitto. L’essenzialità sul piano narrativo si ripropone anche sul piano descrittivo, cioè nella rappresentazione del mare, che sembra non avere la forza di diventare anch’esso uno dei protagonisti essenziali del romanzo, nonostante compaia nel titolo. L’elemento marino viene colto da Hemingway come un fattore neutro, un luogo certamente fatato, meraviglioso, un locus amaenus nel flusso e riflusso delle onde, nello scintillio del sole e dei tramonti, ma, di fatto, indifferente al destino di Santiago, del marlin e degli squali. Si tratta di un contenitore immenso e di un detonatore sempre pronto a far esplodere difficoltà e ostacoli al protagonista, senza porsi un fine. Si tratta di meccanica, di un sistema che rappresenta il principio di entropia, cioè un brodo primordiale di disordine afinalistico. Questo disordine viene irreggimentato dallo stile e dalla qualità della scrittura, che non lascia spazio ai fronzoli, in una dimensione di pura referenzialità di avvenimenti e di sensazioni che coinvolgono il protagonista nella sua lotta per la sopravvivenza. Solo Manolo mostra sentimenti sinceri che superano il filtro posto dall’autore, ma, non a caso, Manolo ha poco spazio nel romanzo, è la voce della riconoscenza e del debito del giovane che ha appreso a pescare grazie al vecchio e che lo ha abbandonato, suo malgrado e a malincuore, a causa della pesca scarsamente proficua condotta da Santiago. Questi gli aspetti generali che i critici hanno colto nel romanzo e tuttavia l’analisi deve essere condotta più a fondo, almeno secondo il mio parere. Leggendo il romanzo, dietro alla reclamata oggettività, alla necessità di rendersi cronaca, si nasconde il mondo interiore dello scrittore americano, un mondo interiore archetipico di tutta l’umanità, un mondo interiore che ha ancora molto da insegnare, soprattutto in una società come quella odierna. Di cosa si tratta? Che cosa descrive questo archetipo? La volontà dell’uomo di migliorarsi, non temendo la sconfitta. Il tema è fondamentale: Santiago non cerca risposte facili, non vuole dei copia – incolla dalla rete, vuole invece approfondire l’esperienza formativa che lo sta coinvolgendo, anche in età anziana. È certo che la sua esperienza non sia servita a salvare il suo bottino, è ritornato in porto più povero di prima, ferito alle mani, sciancato alle spalle, ma con un bagaglio esperienziale decisamente più significativo. Non è più il Santiago che è salpato, è qualcuno di diverso, più profondo, più forte. Ciò aumenta il suo fascino su Manolo, che solo comprende la grandezza di questa sua avventura, pur non avendola vissuta in prima persona. Nonostante la fiducia dell’uomo nelle proprie possibilità, Hemingway ci avvisa di come la natura sia nettamene superiore alle nostre possibilità umane. In questa ottica è sufficiente pensare allo scontro con gli squali, che hanno distrutto la preda di Santiago, ritornato emaciato, sfinito e ferito nel corpo e nell’animo dalla sua battuta di pesca. Se da un lato l’uomo deve crescere per migliorarsi, dall’altro è certamente vero che la crescita umana non deve andare a discapito della natura, anche perché, in fin dei conti, essa risulterebbe comunque vincitrice. Lo scrittore americano ha quindi visto molto lontano e con triste preveggenza ci ha fornito gli indizi per comprendere la situazione ecologica attuale, con i suoi cambiamenti climatici, il suo innalzamento delle temperature, ma anche i suoi ormai consueti disastri naturali che ormai siamo abituati a vedere ai telegiornali, con triste assuefazione e senza alcuna responsabilizzazione. Il mare, quindi, non solo dona la speranza di una buona pesca al vecchio, ma lo percuote, lo distrugge, quasi gli toglie la vita, senza alcuna remora o rimorso, seguendo un istinto meccanicistico dettato da una serie di leggi fisiche. Infine, proprio il rimorso e la speranza sono gli elementi essenziali che connotano il comportamento di Manolo. Il giovane, costretto a lasciare il vecchio durante le sue spedizioni in alto mare, si mostra pietoso nei suoi confronti, rispettoso della vita. In questo caso, Hemingway si concentra sul rispetto della condizione di anziano, tuttavia il discorso si potrebbe anche estendere ai più deboli, agli affranti, ai sofferenti, agli esclusi. Lontano da un certo buonismo a tutti i costi ormai molto in voga, l’aiuto verso un altro essere è un atto meritorio, che potrebbe anche togliere l’uomo contemporaneo dal suo stato di isolamento e di solitudine. Sì, si tratta della solitudine fornita da risposte facile e veloci dal web, dal non accettare una programmazione televisiva, per quanto vuota, e compulsivamente consultare You Tube piuttosto che un bel libro, da mistici officianti da i phone, da dipendenze da social network, da proclami di odio e di rancore affidati a post sulle piattaforme web. Riflettere sul messaggio proposto da Il vecchio e il mare contribuirebbe all’homo sapiens sapiens di continuare la sua evoluzione, evitando le derive del possibile homo stupidus stupidus, almeno secondo il parere di Vittorino Andreoli.

Francesco Patrucco

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